Dopo avermi cresciuto, chiamavo mia sorella “persona”; poi ho capito quanto mi sbagliavo.

sua, percepii che qualcosa non andava. Sembrava vuota, senza vita, spogliata di tutto il calore che un tempo l’aveva caratterizzato.

Uno strano rumore mi attirò e la trovai distesa sul pavimento: pallida, tremante, con il respiro affannoso. Sembrava così fragile e debole che capii come avesse perso gradualmente il controllo di sé. Il panico mi assalì e caddi in ginocchio, sentendomi completamente impotente. A denti stretti, abbozzò un debole sorriso e disse: “Non volevo che ti preoccupassi”.

Nel freddo e luminoso corridoio dell’ospedale, il mio mondo crollò. Una dottoressa, con